Prove di governabilità

Il governo, premuto dalle scadenze inderogabili per non far cancellare gli stanziamenti europei per la linea ad alta velocità tra Torino e Lione, ha deciso di usare la forza di legge per smantellare le barricate erette dalla frangia violenta del movimento no Tav in val di Susa.
19 AGO 20
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La vicenda della val di Susa rappresenta anche un test importante per la credibilità delle opposizioni. Pier Ferdinando Casini ha sostenuto che la Tav si deve fare, appoggiando indirettamente l’azione decisa del governo, mentre gli alleati del Pd si sono schierati tutti a difesa dei facinorosi. Paolo Ferrero, che faceva parte del governo che ha confermato tutti gli impegni europei sulla Tav, partecipa alle manifestazioni di protesta; Nichi Vendola vede solo la “violenza poliziesca”; Antonio Di Pietro, che da ministro delle infrastrutture ha promosso l’alta velocità, ora pensa che è “meglio andare a dorso di mulo”.
Pier Luigi Bersani sa che i maggiori esponenti piemontesi del Pd sono per la Tav, per questo sostiene la validità dell’opera ferroviaria e condanna l’opposizione condotta con metodi violenti, ma non ha detto una parola sull’atteggiamento assunto dai suoi potenziali alleati. Forse pensa che se fossero al governo non direbbero le cose che dicono dall’opposizione e, visti i precedenti sul piano pratico non ha tutti i torti. Su quello politico, invece, tollerando senza reagire questi comportamenti, crea dubbi fondati sulla sua attendibilità.